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MODELLI INTERPRETATIVI - Parte I

Ogni società ha sviluppato uno o più modelli interpretativi con cui spiegare la propria esistenza; strettamente legati al contesto in cui questa è andata evolvendosi, ognuno di questi modelli con la sua logica cercano di leggere e dare una visione più ampia di ogni fenomeno che ci circonda.

Come può fare un cultore di tutto quello che è misurabile, quantificabile e toccabile, a cambiare rotta ed iniziare a pensare che forse non è sempre così ? La risposta non sta in repentini ed improbabili cambiamenti di spirito, né in un qualcosa di miracoloso che possa capitare facendo shiatsu o altre discipline; la vera risposta sta nella curiosità, nella voglia di vedere la stessa cosa da più punti di vista, nel voler sperimentare altre strade, e questo senza un approccio iniziale meccanicistico in cui indirizzare la curiosità, non sarebbe possibile.

Nel modello interpretativo della vita che abbiamo appreso, che è strettamente legato alla cultura occidentale, tutto deve essere misurabile. Non è probabilmente un caso se questo modello si è fatto strada in una società come la nostra " occidentale " dove la natura stessa aperta a confronti con altre culture e popolazioni esigeva risposte concrete alla soluzione dei problemi.
Ancora oggi la società occidentale adotta la stessa metodologia nella ricerca di nuove risposte rispetto ad altre società in cui in tempi ormai remoti sono nati e si sono sviluppati altri modelli interpretativi, stando a dimostrare che forse è qualcosa che è insito nel nostro codice genetico e che se visto come una parte dell'insieme, è indispensabile per esistere e fare coesistere anche le altre parti dell'insieme stesso. Il misurare, pesare, dimostrare, è sì racchiudere e limitare la lettura delle cose e degli avvenimenti secondo un modello definito riduzionista, ma indispensabile al tempo stesso per il suo senso critico a far sì che altri modelli si possano fondere o integrare.
Se è vero che lo yin e lo yang coesistono comunque, altrimenti non vi sarebbe vita e continuità, allora probabilmente anche una visione taoista o cinese M.T.C. non sarebbe esistita senza un modello meccanicista di confronto e contrapposizione, e probabilmente nonostante le differenze questo dualismo contribuisce in modo fondamentale alla nostra evoluzione. Pertanto l'idea che tutto funzioni come una macchina e che i pezzi che la compongono si possono riparare e sostituire, che questo concetto sia stato e sia tuttora guida per lo studio e la ricerca in tutti i settori compreso l'uomo ed il corpo umano, è in fondo un evento naturale e normale, una lettura o interpretazione della stessa cosa.
Riduzionista, meccanicista, arrogante a volte, ma comunque indispensabile, questo modello ci sta inevitabilmente avvicinando sempre più agli altri modelli che sono nati e che si sono sviluppati in altre culture, lontane e diverse tra loro, il percorso intrapreso ci porterà ad un punto di incontro con gli altri modelli interpretativi in cui esperienze e conoscenze diverse si fonderanno, per dimostrare che il concetto e significato della realtà è univoco e che tutti i modelli sono dedicati e indirizzati al creare un equilibrio psichico, fisico e sociale.

Nella M.T.C. dove l'uomo è inteso come microcosmo, perfettamente integrato e tutt'uno con le leggi che governano l'universo definito macrocosmo, e dove le analogie e la complementarità delle cose sono la chiave interpretativa di tutto quello che ci circonda e condiziona, la strada è più diretta, nonostante la complessità della lettura legati ad antichi testi ed a modelli ora in disuso o addirittura scomparsi, anche a chi si avvicina per la prima volta a questo universo, si manifesta in maniera chiara che l'uomo è perfettamente integrato nel mondo, nell'universo, nella natura stessa e che come tale è governato dalle stesse leggi, dove non siamo solo un pezzo del meccanismo universo che si può sostituire o riparare, ma siamo l'universo stesso.


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